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aperiodico di approfondimento editoriale

Franco Cordelli

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Nelle scorse settimane la collana fuoriformato delL’orma editore ha ripubblicato Proprietà perduta di Franco Cordelli, il diario-memoir-saggio (pubblicato da Guanda nel 1983) sul primo Festival internazionale dei poeti, tenutosi sulla spiaggia di Castelporziano dal 28 al 30 giugno 1979. Il festival fu ideato da Cordelli insieme ai gestori del teatro Beat 72, una cave della capitale dove già due anni prima si erano tenuti i reading documentati nel ’78 da un altro libro di Cordelli, Il poeta postumo. Manie pettegolezzi rancori (riproposto dalla medesima collana nel 2008, quando era pubblicata da Le Lettere, a cura di Stefano Chiodi): Ulisse Benedetti e Simone Carella. Proprio Simone Carella, regista e performer e trickster di ogni forma di détournement delle arti e delle lettere – ma, dice Proprietà perduta, che lo annovera fra i suoi personaggi, essenzialmente «un land-artista»: cioè un inventore di luoghi – è scomparso a Roma, dopo lunga malattia, lo scorso 28 settembre. In questo modo Le parole e le cose e io vogliamo anche ricordarlo.
Quello che, da allora, è noto al pubblico della poesia semplicemente come «Castelporziano» fu, in molti sensi, un punto di svolta. Forse non solo per la nostra letteratura recente. Il testo di Cordelli – che anticipa la modalità pseudo-diaristica e frammentaria, zigzagante e ritmatissima, del recente Una sostanza sottile – è al contempo un saggio sul significato di quell’esperienza (proseguita e contraddetta dal successivo festival tenutosi l’anno seguente a Piazza di Siena) e un non-romanzo, squisitamente fuoriformato, che a sua volta prosegue e contraddice la «religione del romanzo» praticata dal suo autore nei nove libri rubricati sotto tale etichetta, da Procida all’ultimo Una sostanza sottile, appunto. Si riporta qui un estratto dal primo capitolo della prima delle due speculari sezioni in cui il testo si articola, quella intitolata Il mare della metafora.
Il titolo, come segnala l’esergo, viene da quello del libro che s’immagina scritto da Sebastian Knight nella Vera vita di quello che, almeno allora, era per Cordelli un autore di culto, cioè Vladimir Nabokov. Ma la vera «proprietà perduta» rinvia all’aura sfuggente della “presenza” che nessun testo, neppure audiovisivo (come il non meno mitologico film girato durante il Festival da Andrea Andermann, Castelporziano, Ostia dei poeti), può pretendere di racchiudere – a dispetto della “scatola” di Joseph Cornell che figura in copertina, tanto nella princeps che in questa nuova edizione, e che reca l’allusivo titolo di Giuditta Pasta (la musa del Bel Canto di cui possiamo solo immaginare – dalle cronache estatiche dei contemporanei – la voce ultraterrena). La proprietà perduta – quella che Walter Benjamin chiamava «la cenere lieve del vissuto» – altro non è, allora, che la vita. Il mare di vita che personaggi come Simone Carella hanno visto passare sotto i loro occhi; e che, col chiudersi di quegli occhi, va perduto una volta per tutte.

Andrea Cortellessa

in http://www.leparoleelecose.it/?p=24509

Permacultura

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http://www.ilcambiamento.it/permacultura/permacultura_mollison.html

Perché avete partecipato alla convergenza di Bolsena?

Abbiamo presentiato al mondo della permacultura per la prima volta il nostro progetto di traduzione e di pubblicazione di questo manuale. Al momento abbiamo tradotto l’intero libro ma ci manca il sostegno economico e chiediamo l’aiuto della comunità italiana di permacultura per raggiungere il budget necessario per diventare start up e iniziare a immettere sul mercato le prime mille copie. A Bolsena abbiamo aperto un sipario che ci permette di far conoscere a tutti il nostro progetto.

Di quanto avete bisogno?

Tra traduzione, revisione, stampa, diritti d’autore e certificazioni esterne abbiamo bisogno di 65000 euro. Il nostro team è composto da tecnici laureati in scienze forestali, antropologi, agronomi, traduttori e interpreti professionisti. Questo consente di produrre un libro di altissimo livello qualitativo rispettando i criteri di qualità e di stile raccomandati dalla casa editrice australiana. Abbiamo firmato un contratto che ci costringe a chiudere il progetto in dodici mesi.

 

Che cosa avete fatto fino ad ora per cercare supporto?

Abbiamo aperto un sito di crowdfunding su buonacausa.org. E’ un sito popolare ma che non toglie soldi a coloro che gestiscono il progetto. Questo permette di non disperdere fondi in trasferimenti bancari.

 

 

 

Perché è importante che il progetto venga sostenuto da tutti?

 

Questo progetto è dedicato a tutti e non solo a chi si occupa attivamente di permacultura nello specifico. Il Manuale, infatti, è un vero e proprio pozzo di informazioni indispensabili per chi si dedica quotidianamente al cambiamento a ogni livello, anche a livello personale. Le idee e le informazioni di alto livello scientifico contenute nel libro sono infatti preziosissime e utilizzabili da tutti coloro che sono interessati a un uso delle risorse consapevole e attento. Le strategie economiche alternative, l’acqua, l’energia, il suolo vengono trattate in modo esauriente e fruibile da tutti. Bill Mollison dà indicazioni e prescrizioni molto precise e pratiche cui ciascuno di noi può ispirarsi, anche nel suo piccolo, per non distruggere l’ambiente in cui vive.

 

Che cosa può fare chi volesse darvi una mano?

Si può andare sul sito http://buonacausa.org/cause/manuale e dare un contributo economico anche minimo che per noi è preziosissimo. Ma non solo: anche solo aiutarci a diffondere il nostro progetto e farlo conoscere significa molto per noi.

A Palazzo Reale

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La mostra più attesa dell’autunno ha finalmente aperto le porte al pubblico! Dal 22 settembre, a Palazzo Reale, potete infatti visitare l’esposizione Hokusai Hiroshige e Utamaro, uno degli eventi artistici di maggiore rilievo per la stagione culturale milanese.
Pensata in occasione del 150° Anniversario delle relazioni tra Giappone e Italia, la mostra espone oltre 200 opere dei tre grandi artisti giapponesi, direttamente dalla collezione della Honolulu Academy of Arts. Un’occasione rara per poter ammirare i grandi capolavori dell’arte nipponica, insieme per la prima volta!

http://www.palazzorealemilano.it/wps/portal/luogo/palazzoreale

Per non dimenticare questo meraviglioso evento e per poterne godere appieno la magia e l’originalità, Skira propone non solo il catalogo della mostra (che illustra le opere con le riproduzioni delle stampe a grandezza pressoché naturale), ma anche un Master per comprendere la storia e il lavoro del grande Maestro Katsushika Hokusai, un libro per bambini e una serie di prodotti di merchandising dedicati.
IL CATALOGO DELLA MOSTRA
Le 200 silografie presenti all’interno del percorso espositivo sono di piccola dimensione e proprio per questo motivo il volume si compone di 325 pagine che le illustrano praticamente a grandezza naturale, corredate di schede delle opere: acquistando il volume sarà come portare a casa l’intera mostra.
ACQUISTA ORA
LO SKIRA MASTER
Quando si penetra nel mondo di Hokusai, si capisce quanto la sua cultura fosse lontana dall’Occidente, da cui a sua volta prese prestiti. Un altro mondo il suo, con proprie regole, tradizioni, aspirazioni. Un percorso durato settant’anni, con una enorme produzione di dipinti, disegni, stampe, libri illustrati, manuali didattici.

IL CONTEST INSTAGRAM
Vi piacciono le foto? Vi piacciono le onde? Le vedete ovunque? Siete allora i candidati perfetti per partecipare al nostro contest su Instagram! Scattate le vostre foto, inserite gli hashtag #followthewave e #HokusaiMilano, seguite il profilo Instagram della mostra e taggatelo. Le foto più belle verranno stampate e portate in mostra! Leggi il regolamento qui.

La serie è quella di Planet of Adventure ma è conosciuta in italiano con il nome di Tschai.

Eccovi la cronistoria:

1 – City of the Chasch: Ace Books, 1968; #G-688; $ 0.50; pg. 157.

aka: Chasch (1986); The Chasch (2005).

Naufragio sul Pianeta TschaiUrania n. 562 del 21 Marzo 1971; Urania Classici n. 243 del Giugno 1997; Oscar Fantascienza n. 102 del Novembre 92.

L’astronave di Adam Reith, Explorator IV, naufraga sul remoto pianeta Tschai, nel sistema di Carina. Solo, ferito e disarmato, il terrestre comincia il suo viaggio tra le violente, imprevedibili, mostruose culture di un mondo immerso in una guerra senza fine.

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2 – Servants of the Wankh: Ace Books, 1969; #66900; $ 0.50; pg. 158.

Aka: Wankh (1986); The Wannek (2005).

Le insidie di TschaiUrania n. 565 del 2 Maggio 1971; Urania Classici n. 250 del Gennaio 1998; Oscar Fantascienza n. 106 del Marzo 1993 (Le insidie del Pianeta Tschai).

Il pianeta Tschai è quello che sarebbe chiamato un mondo pluralistico. Le razze e sotto-razze sono innumerevoli, gli incroci, gli ibridismi, le degenerazioni, le mutazioni non si contano; un precario equilibrio si è stabilito tra società diversissime, che vanno dalla più raffinata tecnologia al nomadismo, da condizioni barbariche a rigide gerarchie di tipo medioevale. Adam Reith, il naufrago terrestre, continua la sua lunga marcia per questo formicolante labirinto, dove un gesto, una parola sbagliata, possono significare la morte. Ma per lui non si tratta soltanto di sopravvivere giorno per giorno, né di imparare e scoprire. Il suo scopo, cui resta disperatamente attaccato a ogni nuova svolta avventurosa, è quello di procurarsi con ogni mezzo un’astronave e ripartire per la Terra. Ma riparare I’astronave naufragata su quel mondo di mostri non è un’impresa facile, e così ancora una volta il terrestre è costretto a seguire le pericolose rotte dell’avventura. Dopo i Chasch blu, è ora la volta dei Wankh e degli altri feroci signori di quel mondo primordiale. Ma se la tecnologia di Tschai è arretrata, non lo è certo la sete di sangue… come Adam Reith imparerà a sue spese.

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3 – The Dirdir: Ace Books, Aug. 1969; #66901; $ 0.60; pg. 188.

I tesori di TschaiUrania n. 567 del 30 Maggio 1971; Urania Classici n. 253 dell’aprile 1998; Oscar Fantascienza n. 108 dell’Aprle 1993 (I tesori del Pianeta Tschai).

Nella zona nera alcuni si avventurano di notte, altri in pieno giorno. C’ è chi si sente più sicuro in gruppo. Ciascuno ha una propria teoria. Quasi nessuno, una volta entrato, ritorna più a raccontare se fosse giusta. La Zona nera è l’ Eldorado di Tschai, un immenso territorio aspro e accidentato dove affiorano le pietre preziose – rosse, turchine, verdi, opalescenti – che sono la moneta comune a tutto il pianeta. E tra i disperati di ogni razza che rischiano la vita c’è anche Adam Reith, il terrestre. Anche lui vuole arricchire in fretta. Tra lui e i tesori di Tschai ci sono soltanto piccole comitive di sportivi. Lo sport che praticano è la caccia all’ uomo.

Cover art by Jeff JonesCover art by Karel Tholeucl253I tesori del pianeta Tschai

 

 

 

4 – The Pnume: Ace Books, 1970; #66902; $ 0.60; pg. 156

Fuga da TschaiUrania n. 571 del 25 Luglio 1971; Urania Classici n. 258 del Settembre 1998; Oscar Fantascienza n. 111 dell’Ottobre 1993 (Fuga dal Pianeta Tschai)

Se la superficie di Tschai pullula di razze e civiltà diversissime il vero enigma del pianeta sta nel sottosuolo. Adam Reith, che ha percorso in lungo e in largo continenti e oceani, che ha superato, con la forza o con l’astuzia, tutti i pericoli concepibili, e che si crede ormai vicinissimo all’astronave della salvezza definitiva, s’accorge d’essere stato troppo ottimista. I suoi viaggi, le sue imprese, sono stati seguiti -fin dal primo giorno da osservatori silenziosi e persistenti: e proprio quando la libertà gli sembra a portata di mano, precipiterà nel loro regno d’ombre, nel loro antichissimo, sussurrante labirinto di talpe, dove il tempo non si calcola a ore o secoli, ma a centinaia di millenni. L’ultimo nemico di Adam Reith sarà il gelo immobile e indifferente di un immenso museo.

Cover by J.JonesK.Thole artucl258fuga dal pianeta tschai

 

 

 

 

 

 

Tutti e quattro i romanzi sono stati pubblicati assieme in:

Pianeta Tschai – Urania Biblioteca n. 1 del Marzo 1978.

Pianeta Tschai – I Massimi della Fantascienza del Maggio 1988.

Tschai – Urania Le Grandi saghe n. 1 del Luglio 2006.

ubib1Jack-Vance-Pianeta-Tschai-Mondadori-I-MassimiVictor Togliani

Ferdinando Temporin in http://andromedasf.altervista.org/le-cronistorie-il-ciclo-di-tschai-planet-of-adventure-di-jack-vance/

 

 

Oltre il cielo

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tdih-oct04-HD_still_624x352Il 4 ottobre 1957 l’Unione Sovietica lanciò a sorpresa il primo satellite artificiale della Terra, lo Sputnik I, il 31 gennaio 1958 gli Stati Uniti lanciarono il loro primo satellite, l’Explorer I: un lento recupero che portò pian piano alla prevalenza americana nella “corsa allo spazio” con lo sbarco sulla Luna appena undici anni dopo. nel 1969. Era cominciata quella che retoricamente venne chiamata l’Era spaziale (non fu così con buona pace di “2001 Odissea nello Spazio” di Kubrick e Clarke), ma era contemporaneamente nata la fantascienza italiana. Sì, perché proprio intorno alle date del lancio dei due satelliti era uscita e si era sviluppata una rivista che ormai a buon diritto si può considerare la “madre” della science fiction made in Italy.

Il 15 settembre 1957(data di copertina) era apparso nelle edicole un quindicinale dal formato insolito e dal titolo ancora più insolito: Oltre il Cielo lo aveva fondato Armando Silvestri (1909-1990), ingegnere, giornalista aeronautico di vaglia laureato giovanissimo al Politecnico di Milano, redattore di riviste di questo genere fra le due guerre, direttore della rivista Ali Nuove che pochi anni prima aveva assorbito un altro periodico, Cielo, di cui la nuova rivista riprendeva il nome e lo lanciava al di là dell’aeronautica: verso l’astronautica allora nascente (lo Sputnik, come si vede dalle date, non era stato ancora lanciato) e la fantascienza. Condirigeva la rivista Cesare Falessi (1930-2007), allora giovanissimo, ma poi valente giornalista, tra i fondatori e poi anche presidente dell’UGAI, Unione Giornalisti Aeronautici (poi Aerospaziali) Italiani, divulgatore scientifico, storico militare.

La Fantascienza aveva ufficialmente visto la luce in Italia appena cinque anni prima con Scienza Fantastica (aprile 1952) e Urania (ottobre 1952), ma ormai dopo qualche tentativo iniziale pubblicava soltanto scrittori stranieri ignorando gli italiani, una inversione di tendenza rispetto alla narrativa popolare fra le due guerre che invece aveva privilegiato la narrativa nazionale. Silvestri e Falessi, che scrissero anch’essi di Fantascienza, il primo negli anni Venti e Trenta sul Giornale Illustrato dei viaggi, e il secondo appunto su Oltre il Cielo sin dal n.1 con vari pseudonimi (sono stati tutti riuniti in una antologia edita dalla casa editrice Elara di Bologna col titolo I segreti dell’astronave, a mia cura) vedevano la questione in maniera diversa: in primo luogo intesero la fantascienza come un modo di avvicinare i giovani di quell’epoca (noi e tanti altri con noi) all’idea della “conquista dello spazio”, dell’uscita dai limiti terrestri, dell’ampliamento del punto di vista antropocentrico, un mezzo per far diventare “popolare” l’astronautica; in secondo luogo diedero man mano sempre più pagine agli autori italiani che in seguito furono gli unici ad essere pubblicati. Inoltre, dopo una iniziale “ortodossia” spaziale e astronautica, gli orizzonti della fantascienza pubblicata dalla rivista romana andarono sempre più ampliandosi.

downloadSulle pagine di Oltre il Cielo per i dieci anni in cui visse e i 155 fascicoli che pubblicò sino all’inizio degli anni Settanta, esordirono o si consolidarono le firme della prima e seconda generazione di tutti i più importanti scrittori di fantascienza italiana: Vincenzo Croce, Sandro Sandrelli, Ivo Prandin, Gianni Vicario, Renato Pestriniero, Lino Aldani, Massimo Lo Jacono; e poi Piero Prosperi, Ugo Malaguti. G.L.Staffilano, Antonio Bellomi, Vittorio Curtoni, Tiberio Guerrini, Alcide Montanari. Alcuni di questi presero poi altre vie, diversi interruppero la loro attività fantascientifica, parecchi l’hanno continuata con ottimi risultati come critici, direttori di collane e riviste. Sta di fatto che Oltre il Cielo capì le loro qualità, credette nella loro narrativa, aprì loro le pagine, fu palestra e trampolino di lancio per l’allora giovane Fantascienza autoctona. Che difese a spada tratta quando, nella seconda metà degli anni Sessanta si sviluppò una polemica proprio nei suoi confronti, fra chi prediligeva quella angloamericana per cui ogni romanzo o racconto straniero era in assoluto un capolavoro, e coloro che difendevano le qualità di quella nazionale.

Per inciso una scrittrice italiana oggi scomparsa e rapidamente dimenticata come spesso succede, Luce D’Eramo, in un suo complesso romanzo di extraterrestri in incognito sulla Terra (Ritorneranno, Mondadori, 1986) che meriterebbe una ristampa, racconta fra le righe la storia di Oltre il Cielo e degli uomini che la realizzarono: infatti, era la figlia di Publio Mangione, uno degli editori di Cielo, oltre che bravissimo disegnatore. Ma del particolare nessuno si accorse, eccetto forse il sottoscritto che lo segnalò in una lunga recensione ricevendone conferma dall’autrice…

I segreti dell'astronaveIl problema all’epoca era che la nostra narrativa fantascientifica non sembrava esistere dato che le grandi collane specializzate in edicola (daUrania Mondadori, a Cosmo Ponzoni soprattutto, ma anche la miriade di testate che si svilupparono soprattutto in seguito negli anni Settanta e oggi del tutto scomparse), se pubblicavano opere italiane obbligavano i loro autori a utilizzare pseudonimi inglesi e francesi. Anche qui lentamente, troppo lentamente, le cose sono mutate: prima con la collana Cosmo Nord che cominciò a ospitare romanzi a firma italiana negli anni Ottanta, e poi con il Premio Urania che con la sua prima edizione del 1990 ha permesso di inserire nella collana mondadoriana le opere vincitrici del concorso. Era una questione di abitudine: i lettori rifiutavano le opere di italiani solo perché non abituati a leggerle (a parte una critica aprioristicamente precevuta).

Oggi, anche con una nuova generazione di appassionati, le cose sono totalmente cambiate: lettori e critici non hanno obiezioni di principio, anche se la crisi editoriale sta penalizzando la narrativa che adesso si definisce “di genere”, Peraltro da un bel pezzo romanzi di questo tipo (anche se soprattutto fantastici e dell’orrore più che di science fiction) sono presenti in collane generaliste senza una particolare etichettatura. Però escono e sono firmati anche da autori considerati mainstream che magari si rifiutano di definire le loro opere come “fantascienza”, però nella sostanza la scrivono…

Gianfranco de Turris

http://andromedasf.altervista.org/quando-nacque-la-fantascienza-italiana/

TRE MOSTRE PRESSO LA GALLERIA D’ARTE MODERNA AROLDO BONZAGNI

Mese di settembre 2016 – GAM Palazzo del Governatore

BONZAGNI E I SUOI AMICI;
L’OSSIGENO DELL’ANIMA. Passioni, persone e tradizioni locali;
ARTISTI CENTESI Leggi tutto

Bonzagni

Inaugurazione delle mostre:

BONZAGNI E I SUOI AMICI
Mostra delle opere pittoriche e grafiche di Aroldo Bonzagni e degli artisti a lui contemporanei, organizzata dall’Assessorato alla Cultura e Turismo del Comune di Cento

ARTISTI CENTESI
Mostra di pittori centesi dagli anni ’30 a oggi, organizzata dall’Assessorato alla Cultura e Turismo del Comune di Cento

L’OSSIGENO DELL’ANIMA. Passioni, persone e tradizioni locali
Mostra fotografica organizzata da Officina Controluce in collaborazione con il Circolo Culturale Amici del Museo di Renazzo, (aperta fino al 2 ottobre)

Le mostre, a ingresso libero, saranno aperte venerdì sabato, festivi e il giorno 8 settembre dalle ore 10 alle 13 e dalle ore 15,30 alle 19,30, e dal 7 all’11 settembre dalle ore 21 alle 24.

 

Dialoghi sul paesaggio 5
Vittorio Gallese – Michele Cometa

Sabato 17 settembre, ore 17

CSAC – Centro Studi e Archivio della Comunicazione
Sala Polivalente
Abbazia di Valserena, Parma

Sabato 17 settembre, alle 17,00, presso la Sala Polivalente del Centro Studi e Archivio della Comunicazione dell’ Università di Parma si terrà il quinto appuntamento del ciclo Dialoghi sul Paesaggio, un incontro/dialogo tra Vittorio Gallese, neuroscenziato, e Michele Cometa, docente di Visual Studies.

Il ciclo Dialoghi sul Paesaggio è organizzato dallo CSAC in occasione della mostra Esplorazioni dell’archivio. Fotografie della Via Emilia, e del trentennale da Esplorazioni sulla Via Emilia, la grande impresa di descrizione concepita e diretta da Luigi Ghirri, Giulio Bizzarri, Gianni Celati nel 1986.

La riflessione sul paesaggio è sicuramente terreno privilegiato di incontro tra le discipline scientifiche e quelle umanistiche. La stagione che si apriva nella seconda metà degli anni Ottanta, che vide in Esplorazioni sulla Via Emilia un episodio per tanti aspetti fondante, ha visto la crescita di ambiti di incontro, di temi e discipline orientati a tali intersezioni.

L’incontro tra Vittorio Gallese e Michele Cometa mostrerà il confronto tra due autori che stanno portando avanti alcune tra le ricerche più avanzate in questo senso, aprendo territori di indagine inediti. La neuroscienza come analisi di processi percettivi fondanti comportamenti e processi culturali, gli studi visuali come ambito di ricerca votato a rimettere in discussione le gerarchie tra arte, comunicazioni visiva, in una dimensione eminentemente plurale

Il Prof. Vittorio Gallese ha svolto attività di ricerca all’Università di Losanna, Svizzera, alla Nihon University, Tokyo, Giappone, alla University of California at Berkeley e alla Berlin School of Mind and Brain della Humboldt University di Berlino. È Professor in Experimental Aesthetics alla University of London , UK e Adjunct Senior Research Scholar alla Columbia University di New York. Nel 2007 ha ricevuto insieme a Giacomo Rizzolatti e Leonardo Fogassi il Grawemeyer Award for Psychology, per la scoperta dei neuroni specchio. Ha pubblicato più di 200 articoli scientifici in riviste internazionali e in edited books. Tra i suoi ambiti di ricerca ricordiamo le indagini, spesso in collaborazione con specialisti di discipline umanistiche inerenti l’ambito visuale, sul confine tra neuroscienze e teorie estetiche.

Il Prof. Michele Cometa insegna Storia comparata della culture e Cultura visuale nell’Università di Palermo. Ha diretto diversi gruppi di ricerca nazionali tra cui quello su Letteratura e Cultura Visuale dedicato al rapporto tra letteratura e dispositivi ottici. Si è occupato della traduzione di classici della letteratura e dell’estetica, in particolari tedeschi, tra cui testi di Winckelmann, Mengs, Schlegel, Goethe, Weininger, Kraus, Jünger, Handke. Tra le sue ultime opere: La scrittura delle immagini. Letteratura e cultura visuale (Cortina, Milano, 2012) e, insieme a Roberta Coglitore, Fototesti. Letteratura e cultura visuale (Quodlibet, Roma-Macerata, 2016)

Il programma completo degli incontri:
http://www.csacparma.it/dialoghi-sul-paesaggio/

In collaborazione con il Festival di Fotografia Europea di Reggio Emilia 2016.
http://www.csacparma.it/esplorazioni-dellarchivio-fotografie-della-via-emilia/
 

ingresso gratuito

 

Prossimi appuntamenti con i Dialoghi sul Paesaggio allo CSAC di Parma:
Sabato 24 settembre 2016, ore 17.00
Dialoghi sul Paesaggio 6 – Franco Guerzoni / Carlo Quintelli
Sabato 1 ottobre 2016, ore 17.00
Dialoghi sul Paesaggio 7 – Roberta Valtorta / Cristina Casero

 

CSAC – Centro Studi e Archivio della Comunicazione
Università di Parma
Abbazia di Valserena
Strada Viazza di Paradigna, 1
Parma

Per informazioni e prenotazioni
+39 0521 607791

servizimuseali@csacparma.it

www.csacparma.it

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Introduzione di Riccardo Valla al volume GLI AMANTI DI SIDDO di Philip José Farmer COSMO – CLASSICI DELLA FANTASCIENZA – Volume n. 119 (Settembre 1991)

Gli amanti di SiddoIl gregge di Rastignac

È una storia che vorremmo presentare con trombe e fanfare: eventualmente anche con una sfilata. È così che la pensiamo. Ci freniamo con difficoltà dallo smaniare solo perché sappiamo che la nostra dignità ne soffrirebbe.

Samuel Mines, direttore di Startling Stories nel presentare The Lovers, agosto 1952

Samuel Mines non sarà celebre come certi altri direttori delle riviste americane di fantascienza della sua epoca — il “mitico” Campbell di Astounding, o l’“impegnato” Gold di Galaxy — ma verso il 1950 la sua rivista non aveva molto da invidiare alle colleghe più celebri, e se Campbell aveva Eric Frank Russell e Heinlein, e Gold aveva Sheckley e Pohl, lui aveva Vance e Farmer. E non si può neppure dire che non si rendesse conto di quel che pubblicava, perché, quando nel 1952 uscì sulla sua rivista la prima versione di The Lovers, di un Farmer esordiente, Mines dedicò due pagine del suo editoriale a dire che Farmer era “la scoperta dell’anno” e a spiegare in lungo e in largo quanto fosse importante il romanzo. Diceva Mines in quell’occasione che una buona storia di fantascienza deve essere anche una buona storia tout court, e che The Lovers era una storia “calda ed emotiva in cui le persone vengono prima delle macchine, diversamente dalle storie fredde e obbiettive in cui le macchine vengono prima, e le persone dopo. Eppure è fantascienza e non è romance, perché se si toglie la scienza si toglie anche la storia. ’’Minesprevedeva anche che qualcuno avrebbe “strillato” per certi contenuti del romanzo, ma spiegava che la fantascienza cambiava, che scrittori come Hamilton, Crossen e R.J. McGregor ormai affrontavano generi di storie nuove, così come avevano sempre fatto Sturgeon e Bradbury. E le nuove storie di fantascienza, continuava Mines, dovevano essere “una sintesi tra la satira brillante e la saga, la storia umana e l’epica”; a quel punto, ormai lanciato a ruota libera, terminava con un colpo da mattatore: “Tra dieci anni, The Lovers non sembrerà affatto notevole. È quanto ci auguriamo. Perché se dovesse ancora sembrarlo, vorrebbe dire che il campo è rimasto fermo. ”

Cover by David Myers and Les KatzNaturalmente, così facendo, Mines suggeriva anche ai suoi lettori cosa scrivergli, se volevano vedere pubblicate le loro lettere nella rubrica della posta, e le reazioni non si fecero attendere. Dopo il tempo fisiologico di pubblicazione (in uno dei fascicoli apparsi in quei mesi apparve L’odissea di Glystra di Jack Vance), nel fascicolo di novembre apparvero le prime lettere dei lettori, con la seguente presentazione di Mines: “Essendo questo il fascicolo in cui si fa l’autopsia di quello d’agosto, eravamo pronti a stampare sia le lodi sia gli insulti suscitati da The Lovers. Ma in tutta la massa di lettere ricevute, solo tre non l’approvavano. A rischio di sembrare noiosi, aggiungiamo che questo depone bene per la maturità della fantascienza”.

Tra la “massa” di lettere, Mines ne pubblicò 28: oltre a quelle dei soliti sconosciuti (alcuni scesero ai più bassi compromessi, per farsi pubblicare: per esempio, un certo Victor R. Juengel che mandò una lettera di due pagine scritta tutta con parole che iniziavano per “d”, e un certo Voigt che mandò anche una poesiola), c’erano una lettera di Forrest Ackerman, “Mister Fan”, che come sempre era entusiasta, e una di Jim Harmon, che faceva un paio di osservazioni tecniche a Farmer, da scrittore a scrittore: le spiegazioni erano un po’ troppo lunghe (“le cose vanno agite invece che dette”) e mancava una scena strappalacrime finale, del tipo: “Devo lasciarti, ma ti amerò sempre”, e “No, non puoi lasciarmi, come farò?” che, diceva Harmon, sarà bolsa e trita, ma che il suo marcio effettaccio lo ottiene sempre. Per tutto il resto, i commenti erano quelli prevedibili, e in genere non si scostavano da quanto diceva Mines nell’editoriale e terminavano asserendo che da tempo non si leggeva una storia così appassionante. Soprattutto veniva apprezzato il modo in cui Farmer trattava le forme di vita del pianeta in cui era ambientato il romanzo e si giudicava bella la storia; la trovata finale, di far conquistare la nave terrestre da uno sciame di insetti-commando, riceveva vari applausi a scena aperta. Nessuno, comunque, faceva osservazioni sulla società religioso-repressiva che dominava sulla Terra di The Lovers, ma Mines non ne aveva parlato nell’editoriale e a nessuno era venuto in mente di parlarne.

Cover by  Boris VallejoC’è da tenere presente che Farmer ha rimaneggiato due volte la storia, e che la prima versione conteneva solo le parti sul pianeta Ozagen, dalla gita in macchina in cui Yarrow incontra Jeannette alla fine del romanzo. Per l’edizione in volume, qualche anno dopo, Farmer aggiunse il preambolo sulla Terra e fece qualche piccolo cambiamento: per esempio, aggiunse qualche frase alla fine per aumentare il senso tragico (la soluzione da lui scelta fu più raffinata di quella suggerita da Harmon, perché inserì qua e là degli accenni ambigui, che rimanevano in sospeso per varie pagine, alimentando una debole speranza, e che diventavano chiari solo alla fine del romanzo) e diluendo nel corso del libro le spiegazioni. Alcuni cambiamenti sono alquanto curiosi: per esempio, la questione della lingua francese. Nella prima versione, i terrestri avevano ordine di parlare tra loro in francese per non farsi capire dagli Ozageni, con conseguente grande sorpresa quando si scopre che Jeannette parla quella lingua; inoltre, la spedizione di Rastignac era arrivata direttamente dalla Terra e non da un pianeta intermedio. Anche la trovata finale, degli insetti che entrano dai boccaporti e sterminano l’equipaggio, viene eliminata (benché fosse piaciuta ai lettori) e sostituita dalla bomba che mette fuori combattimento l’equipaggio, con la sua onda d’urto.

A questo punto, il romanzo era composto di due parti: una che si svolge sulla Terra, e che è stata scritta nel 1956 anche se, per il suo clima da 1984, sembrerebbe scritta qualche anno prima, e una che si svolge su Ozagen e che è del 1952. Successivamente, per un ’edizione definitiva in volume rilegato, Farmer riprese in mano The Lovers e nella terza versione mise a posto varie piccole incongruenze. Per esempio, spiegò meglio la storia della Terra dopo la guerra batteriologica che distrusse l’umanità, aggiunse molti particolari sul viaggio che portava il protagonista dalla Terra a Ozagen, descrisse meglio l’evoluzione della vita sul pianeta. Comunque, nella colonna della posta di Startling Stories, nessuno notò qualcosa di particolarmente spinto nel modo in cui era trattato il sesso. Eppure, al Farmer di quegli anni resterà poi l’etichetta di autore spinto, soprattutto a causa di un articolo di Sam Moskowitz, intitolato “P.J. Farmer: Sesso e fantascienza”, in cui, per dire che Farmer abbatteva dei tabù, Moskowitz lo fa sembrare molto più ardito di quel che non fosse.

Cover by Clyde CaldwellCome si vede, The Lovers offre vari spunti. Innanzitutto c’è lo spunto biologico: un pianeta dove l’evoluzione ha seguito una linea diversa per arrivare a una creatura molto simile all’uomo. Poi c’è la storia del protagonista, che viene da una Terra puritana e attraverso il rapporto con Fobo e Jeannette allarga i propri orizzonti e si ribella. Infine la sorpresa finale, che porta Jeannette a essere da un lato molto meno di quel che si credeva, dall’altro molto di più.

Che cosa intendeva fare, Farmer, con storie come queste? Tra gli interessi di Farmer, quando esordì su Startling Stories, c’erano l’antropologia del Ramo d’oro e la psicologia di Freud e Jung; tra i narratori preferiva Dostoevski (cosa che non sorprende perché anche Dostoevski è “scientifico ”, in quanto i suoi romanzi si basano sulla scienza della psicologia). Gli piaceva anche leggere libri di scienza, ma soprattutto amava la narrativa popolare da Sherlock Holmes a Tarzan e a John Carter di Marte: bastava che avesse, come protagonisti, personaggi eccezionali. Un genere di interessi che porta a vedere la narrativa popolare come gli antropologi vedono i miti e le fiabe. All’inizio, inoltre, Farmer tendeva a scrivere come Dostoevski, cioè a prendere un comportamento anormale, nevrotico, e a spiegarne l’origine, lo sviluppo, l’eventuale cura, attraverso quel che leggeva nei libri di psicologia. In questo senso, le prime storie di Farmer, come The Lovers e Mother, seguono le idee di Freud sulla cura delle nevrosi: in Mother c’è quel che si potrebbe definire un caso classico di complesso d’Edipo non risolto perché compensato dall’ambiente (anche se l’ambiente capace di compensarlo è alquanto particolare, essendo costituito da un organismo extraterrestre), in The Lovers c’è perfino una specie di psicanalista, cioè Fobo, ma dietro la storia c’è tutta una vecchia polemica dei discepoli di Freud sulla repressione sessuale e le tendenze guerrafondaie. Tuttavia, già allora Farmer vedeva un limite in questa psicologia un po’ troppo diretta, del tipo “metti uno stimolo qui e toglierai una nevrosi là”, e infatti, in The Lovers, chi guarisce il protagonista dalle sue nevrosi non è tanto il ragionevole Fobo, quanto la perentoria Jeannette.

Cover by Richard PowersJeannette appare fin dall’inizio come una ninfa della mitologia: fa appello all’irrazionale che c’è nel protagonista, è una specie di divinità a cui si deve obbedire (più avanti, infatti, si dirà che le antenate di Jeannette erano venerate come dee). Ora, la psicologia che più si è occupata di questi rapporti tra umano e divino è quella di Jung: lo stesso Jung ha parlato nei suoi scritti di una sorta di antenata letteraria di Jeannette, un’altra “a cui si deve obbedire”, ossia Ayesha, la “Donna eterna — Dea della città perduta” del romanzo She di Rider Haggard. L’essenza della psicologia di Jung è che ciascuno di noi ha bisogno di vivere certi miti, magari anche solo leggendoli su un romanzo, e l’interesse di Farmer per i vecchi romanzi d’avventura è dovuto al fatto che quei romanzi erano delle ottime macchine per la produzione di miti: il mito dell’infallibilità della ragione di Sherlock Holmes, il mito dell’eterna giovinezza di Tarzan, il mito dell’eroe forte e buono. Tra le opere di Farmer dei primi anni, Flesh [tr. it. Il Figlio del sole.] è il recupero di un vecchio rito delle società matriarcali che si trova descritto nel Ramo d’oro, ossia di scegliere ogni anno un “re” (sposo della Madre Terra simboleggiata dalla regina), che col suo sangue doveva poi assicurare il raccolto dell’anno seguente, ma è anche la descrizione di una società che sente istintivamente il valore dei miti. Nello stesso tempo, Farmer comincia a creare un suo mito: un eroe eternamente giovane, giusto e invincibile, ma che ha queste qualità attribuendole alla scienza. Ma come raccontare queste storie? Ispirandosi agli autori popolari da lui preferiti, e soprattutto a Burroughs, che, con il suo modo di scrivere rapido, a scene veloci, con le sue descrizioni da giornale di viaggi (e con una cosa che anche Farmer aveva: la grande capacità di creare immagini, non solo, ma immagini “giuste”), era sempre riuscito a farsi apprezzare. Il primo di questi cicli “mitici” di Farmer è Alle sorgenti del fiume, con la sua grande immagine dell’umanità misteriosamente rinata e dell’impossibilità di morire, del fiume che porta non si sa dove. L’altro ciclo sarà poi quello del Fabbricante di universi, con l’imprevisto ringiovanimento, i personaggi delle varie mitologie, da quella greca a quelle fantascientifiche. Importante in questi cicli è il contrasto fra il senso di onnipotenza, dato da esseri capaci di costruire interi pianeti, e quello di precarietà, perché sul Mondo del Fiume si può trovarsi improvvisamente lontano da tutto ciò che si è costruito, e anche al fabbricante di universi può succedere di perdere una delle sue porte tra i mondi, con la conseguenza di trovarsi esiliato.

Boris VallejoMeno riuscita la terza serie di miti, quella di Tarzan-Greystoke, che è la più “costruita” a freddo e appartiene alla produzione di Farmer degli anni verso il 1970, quando scrisse una serie di romanzi (il più noto è L’immagine della bestia^ ambientati nella Los Angeles contemporanea. Nel presentare questa sua produzione, Farmer disse di avere voluto scrivere l’equivalente, anni ’70, dei romanzi avventurosi anni ’30, e spiegò quali dovevano essere le differenze per poter piacere al pubblico del 1970: i romanzi dovevano presentare personaggi conosciuti, tratti dalla cronaca, avere una componente fantastica, e contenere scene di violenza e di sesso. Nonostante le speranze di Farmer, questi romanzi non hanno mai avuto molta fortuna; probabilmente, lo sbaglio era quello di voler trarre i protagonisti dalla cronaca, invece di inventare qualche personaggio di maggiore richiamo: tra tutti, sono piaciuti maggiormente quelli che presentavano il personaggio di Tarzan, come Festa di morte e Lord Tyger. In questi, Farmer cerca di mettere insieme tutti i personaggi dei vecchi romanzi, Tarzan, Doc Savage, Sherlock Holmes, spiegando che appartengono a un gruppo di extraterrestri che vive in incognito sulla Terra. Naturalmente, c’è qualche reminiscenza di William Burroughs, in questa idea del complotto, ma Farmer non riuscì mai ad arrivare al pubblico di (W.) Burroughs.

Come si vede, Farmer è uno scrittore piuttosto consapevole di quel che vuole scrivere, e anche The Lovers è, almeno in parte, una storia programmata. L’idea, probabilmente, era quella di fare una “Ninotckha” al maschile: Hai Yarrow venuto dalla Terra oppressiva scopre la bella vita di Ozagen e molla il Precursore e il suo piano quinquennale. E la spiegazione del voltafaccia doveva essere attribuita alla scoperta del sesso. Poi, questa idea è passata in secondo piano rispetto alla descrizione del pianeta e delle lalithe, e Farmer deve avere sentito che il centro del romanzo era la lalitha, non la psicologia di Yarrow. Così, la prima stesura è tutta dedicata a Jeannette, che prima ci appare come una ninfa dei boschi, poi come una moglie perfetta, e che solo alla fine appare per quel che era veramente: l’appartenente a una razza che per alcuni lati è sovrumana, ma per altri è schiava dell’uomo, dato che senza uomini non può riprodursi. Sono questi contrasti, presenti nel personaggio della lalitha, a dare alla storia la sua forza: e la storia è talmente forte che è inutile analizzare i vari punti e dire che la società terrestre descritta nel romanzo non è molto convincente, che è poco credibile che i wog abbiano la stessa mentalità dei terrestri e che è strano che gli animali del pianeta possano mangiare i terrestri senza morire avvelenati. L’inutilità di queste considerazioni è chiara, per esempio, se si va a esaminare la spiegazione-chiave, cioè la descrizione dei nervi “fotocinetici” delle lalithe: è una spiegazione più geniale che plausibile, perché non c’è mai stato un sistema biologico che funzionasse in quel modo (nel 1952 si sapeva che avrebbe richiesto un gene per ogni diverso connotato da riprodurre, e oltre a questo un sistema di analisi dell’immagine, un secondo sistema che associa il risultato dell’analisi al gene corrispondente, con eliminazione di tutti gli altri: a farlo con pochi tipi di naso, di labbro ecc., la somiglianza che si ottiene è quella degli identikit, a farlo con tanti tipi diversi, il sistema diventa enorme; invece, nel 1952, e per altri trent’anni ancora, non sì sapeva che nei sistemi naturali, come per esempio nella produzione degli anticorpi, quel genere di specificità viene ottenuto creando tutte le combinazioni possibili e amplificando poi quella efficace).

No person credited for the art coverEppure, i nervi “fotocinetici” sono un luogo mitico-letterario che compare nella Bibbia e nel Mahabharatha, e che di solito viene indicato come “gregge di Giacobbe”: l’idea che l’aspetto del nascituro sia determinato da quel che vede la madre all’istante del concepimento. Nella Bibbia, Giacobbe deve servire Labano, il quale gli promette tutte le pecore che nasceranno pezzate (pochissime, si presume); Giacobbe, però, conosce il posto dove le pecore si accoppiano, e dispone laggiù dei bastoni bianchi e neri; vedendo i bastoni durante il concepimento, le pecore partoriscono agnelli bianchi e neri. Nel Mahabharatha, morti il padre e i fratelli, l’asceta Vyasa riceve l’ordine di generare figli al fratello Vicitravirya dalle sue vedove, perché la dinastia non si spenga; s’accinge all’opera, ma la prima moglie si spaventa nel vedere l’orrido aspetto del penitente e chiude gli occhi durante il concepimento, con il risultato che il figlio Dhrtarashtra nasce cieco; la seconda moglie impallidisce per la paura e genera un figlio di carnagione troppo bianca. Insomma i nervi “fotocinetici” di Farmer hanno una loro dignità ancor più alta di quella scientifica.

Complessivamente, infatti, tutto il resto del romanzo, i wog, il pianeta, la sua biologia, gli insetti veri e falsi, parassiti e non, servono solo a presentare l’ultima rivelazione sulla lalitha, che si conclude con un interrogativo sulla natura dell’amore e della paternità. Era vero amore, quello tra Jean-nette e Yarrow, e le figlie di Jeannette sono figlie sue? Per una creatura ragionevole come Fobo, la risposta non può che essere affermativa, ma in realtà la risposta non esiste, o meglio dipende dalla definizione di amore e di paternità (che è come dire che deve essere Yarrow a deciderlo). Allo stesso modo, il Burton che è rinato sulle rive del fiume è lo stesso Burton che è morto a Trieste? Dipende da quel che intendiamo con “morto”, e con “Richard F. Burton”.

È questo il vero risultato di Farmer: servirsi di elementi mitici, inseriti in una narrazione di tipo avventuroso, per mostrare le intime contraddizioni di alcuni concetti che sembrerebbero evidenti, e il tabù da lui abbattuto non è tanto quello del sesso come diceva Moskowitz (giacché le descrizioni di “sesso esplicito”, in Farmer, sono limitatissime, oppure troppo goliardiche per essere prese sul serio), ma quello che ci impedisce di rimettere in discussione concetti come “morte”, “personalità”, “apparenza ed essenza” e, qui, “amore” e “paternità”.

Riccardo Valla

Philip José FarmerL’AUTORE

Philip José Farmer (Terre Haute, 26 gennaio 1918 – Peoria, 25 febbraio 2009) è stato uno scrittore e autore di fantascienza statunitense, attivo dalla seconda metà degli anni quaranta fino alla morte nel 2009. Narratore eclettico, ironico e dissacrante, è noto per avere rotto il tabù del sesso in questo genere letterario con i suoi romanzi e i suoi racconti. Si è aggiudicato alcuni tra i maggiori riconoscimenti nel campo fantascientifico.

A scuola di biblioteche e archivi
Proposte didattiche per l’anno scolastico 2016-2017

Torna anche per l’anno scolastico 2016/2017 “Tra carte e libri”, la proposta didattica che il Servizio Biblioteche e Archivi del Comune di Ferrara, con il patrocinio dell’Ufficio Scolastico Regionale, offre alle scuole e ai cittadini interessati per promuovere la conoscenza del prezioso patrimonio libraio e documentale della città. Un prospetto di attività didattiche rivolto alle scuole di ogni ordine e grado che di anno in anno crescere il numero dei partecipanti. L’anno scorso, ad esempio, alle oltre cinquanta proposte didattiche del Servizio hanno preso parte quasi nove mila studenti e nel primo semestre del 2016 si contano già 230 incontri per un totale di 6551 presenze.
Il programma per l’anno scolastico 2016/2017 propone complessivamente 45 attività diverse, suddivise fra le varie strutture del Servizio. Oltre agli ormai tradizionali laboratori didattici, visite guidate, ricerche bibliografiche e archivistiche, incontri con l’autore, presentazione di libri e conferenze, quest’anno il Servizio offre stimolanti approfondimenti tematici legati a ricorrenze speciali come “I 500 anni dalla prima edizione dell’Orlando Furioso”, il “Centenario della Prima Guerra mondiale”, che propone percorsi formativi multimediali per conoscere la vita in trincea e le memorie di Guerra proposte attraverso le lettere dei soldati al fronte e il “Centenario della nascita di Giorgio Bassani” con uno specifico percorso biografico e letterario.
Di particolare interesse formativo sarà il ciclo di incontri rivolto ai docenti dal titolo “Andar per libri”, durante il quale saranno gli stessi autori a presentare i propri testi: il 12 ottobre Sandra Trambaioli e il suo “Le storie aiutano a crescere… insieme – Fiabe e racconti per superare le barriere dei pregiudizi”, l’11 novembre Marco Dallari e l’“Arte per crescere. Idee immagini laboratori”, il 1 dicembre Roberto Farnè e “Outdoor Education. L’educazione si-cura all’aperto”.
Tutte le attività si svolgeranno, sempre in forma gratuita, presso le biblioteche e gli archivi comunali: Biblioteca Ariostea (Via Scienze, 17 – FE), Biblioteca G. Bassani (Via Grosoli, 42 – Barco – FE), Biblioteca G. Rodari (Viale Krasnodar, 102 – FE), Biblioteca A. Luppi”, (via Arginone, 320 Porotto – FE), Biblioteca D. Tebaldi (Via Ferrariola, 12 – FE) e Archivio Storico Comunale (Via Giuoco del pallone, 8 – FE).
Il programma dettagliato di tutte le proposte formative è in distribuzione presso le strutture del Servizio Biblioteche e Archivi del Comune di Ferrara e disponibile anche in Internet (archibiblio.comune.fe.it).
Per informazioni contattare Beatrice Morsiani allo 0532-418213/418242 (b.morsiani@edu.comune.fe.it)
Programma completo TRA CARTE E LIBRI
completo-tra-carte-e-libri-2016.pdf

Dopo la pausa estiva, caratterizzata dalle letture dell’Albero delle Storie, riprendono a pieno regime le attività culturali del Servizio Biblioteche e Archivi del Comune di Ferrara. Il programma di settembre propone una sintesi di ciò che verrà offerto nei prossimi mesi nelle strutture del Servizio: presentazioni librarie, incontri, conferenze, convegni e mostre si alterneranno senza soluzione di continuità. Un programma ricco e vario che nei primi sei mesi dell’anno, nella sola Biblioteca Ariostea, ha proposto ben 122 iniziative. Uno scambio continuo di linguaggi e di esperienze, dalla letteratura all’arte, al cinema, alla musica grazie al prezioso contributo di scrittori, editori, enti e associazioni. Con questa intensa attività il Servizio Biblioteche e Archivi intende confermare il proprio ruolo di fulcro della cultura ferrarese, nonché di elemento propositivo ed aggregante per le tante realtà cultura li che insistono sul territorio. Buona lettura a tutti!

Biblioteca Ariostea

Telefono Tel. 0532 418200 – Indirizzo Via delle Scienze, 17 – 44121 Ferrara – Email info.ariostea@comune.fe.it

 

Mostre Fino al 21 Settembre 2016

1516-2016. Furioso da cinque secoli, ancora Orlando, per sempre Ariosto

Mostra bibliografica e documentaria in occasione dei Cinquecento anni dalla pubblicazione della prima edizione dell’Orlando Furioso

In Sala Ariosto

A cura di Mirna Bonazza e Arianna Chendi

L’Orlando furioso, il grande poema di Ludovico Ariosto quest’anno celebra il V centenario dalla sua pubblicazione. Il 22 aprile del 1516 uscì a Ferrara la prima edizione e, proprio nello stesso giorno, a cinquecento anni di distanza, la biblioteca cittadina ha presentato la più importante esposizione di documenti ariosteschi mai realizzata a Ferrara. La mostra “1516-2016. Furioso da cinque secoli, ancora Orlando, per sempre Ariosto, curata da Mirna Bonazza e Arianna Chendi, pone al centro i frammenti autografi e le prime edizioni del grande poema insieme alla prestigiosa raccolta di opere di Ludovico Ariosto donata all’Ariostea dal prof. Cesare Segre (1928-2014) tra le quali spicca l’edizione ferrarese del Furioso del 1532.
L’esposizione, visitabile in questi giorni sino al 21 settembre 2016 nella Sala Ariosto della Biblioteca Ariostea, accanto alle spoglie del poeta, rappresenta il fulcro intorno al quale si snodano le più importanti iniziative culturali del Servizio Biblioteche e Archivi del Comune di Ferrara di quest’anno e che fanno capo – insieme alle tante iniziative di Enti, Istituti Scolastici, Associazioni Culturali, Università, a livello locale, nazionale ed internazionale –  alla Commissione Nazionale per il V Centenario dell’Orlando Furioso, voluta dal Ministero per i Beni, le Attività Culturali e il Turismo.
La documentazione del ricco calendario di iniziative si sta progressivamente costruendo ed è via via visibile in rete sul sito http://www.furioso16.it, curato dalla Scuola Normale Superiore di Pisa.

In occasione dei Cinquecento anni dalla pubblicazione della edizione dell’Orlando furioso
Con il patrocinio del Comitato Nazionale V Centenario dell’Orlando furioso – Mibact

Incontro con l’autore Lunedì 12 settembre ore 17

MIA MADRE

Testimonianza diretta di vita oltre la vita (Este Edition, 2016)

di LUCA DUÒ
Dialoga con l’autore Riccardo Roversi
Con la partecipazione di Eleonora Rossi
La vicenda da cui trae origine questo diario è comune a tante persone. Ma il passaggio della morte di una madre (la morte non è che un passaggio ad altro stato di coscienza), seguito da un’attenta e scrupolosa documentazione di avvenimenti, rende tale vicenda assolutamente fuori dall’ordinario. L’immensa mole di indizi ricevuti, “coincidenze”, prove deduttive dirette e indirette a tutti i livelli della realtà, non sarebbe pubblicabile per intero. Quindi – e solo per ragioni editoriali – è stata operata una sintesi che, in ogni modo, anziché sminuire, amplifica esponenzialmente il messaggio ricevuto.
Luca Duò. Nato ad Adria (RO), vive da anni a Ferrara, dove si è diplomato all’Istituo d’Arte. Ha pubblicato le raccolte di racconti:Corrente alternata (Este Edition, 2001),Trasparenze (Este Edition, 2003), Negli occhi un riflesso (Helicon, 2006) e Verso la meta (Este Edition, 2007).

Invito alla lettura Martedì 13 Settembre ore 17

TUTTO BRUCIA TRANNE I FIORI

(Moretti e Vitali editore, 2015)

Di ROBERTO DALL’OLIO  
Dialoga con l’autore Silvana Vecchio (Università di Ferrara)
Si tratta di un poemetto incentrato sulla straordinaria vicenda d’amore, di passione e di conoscenza che si snoda tra Abelardo e Eloisa, e che scosse per la sua tragica conclusione il mondo filosofico e religioso dei primi anni del XII secolo. L’autore, docente di Filosofia al Liceo Ariosto, costeggia con fedeltà storica questa impressionante vicenda, affidando alla voce di Eloisa il lamento di una donna straziata, offesa nel suo amore. La sua Eloisa parla in una lingua poetica rapida, indocile, bruciante – fatta di versi brevissimi e incalzanti, di pensieri animosi e trasgressivi – che commuove, sdegna, stupisce, appassiona il lettore.
Roberto Dall’Olio, bolognese, docente di filosofia e storia al Liceo Classico Ariosto di Ferrara. Membro della Fondazione Alexander Langer e redattore della rivista Inchiesta. Ha pubblicato numeroi saggi e raccolte poetiche: “Entro il limite. La resistenza mite in Alex Langer” (La Meridiana Molfetta); “Per questo sono rinato” (Pendragon Bologna 2005); “La storia insegna. poema storico – civile” (Pendragon 2007 ); “Il minuto di silenzio” (Edizioni del Leone); “La morte vita” (Edizioni del Leone), “La notte sul mondo” (MobyDick editore); “Viole d’inverno” (Chiara De Luca edizioni); “Adesso è già domani” un testo con acquarelli del Ballardini e poesie di entrambi in memoria dell’eccidio di Marzabotto. Con “Tutto brucia tranne i fiori” ha vinto il premio Va’ Pensiero 2015. Pesidente della sezione locale dell’A.N.P.I di Bentivoglio .
A cura dell’ Associazione Culturale Amici della Biblioteca Ariostea

Eventi Mercoledì 14 Settembre ore 17

PHILIP ROTH

Lo scrittore vivente più venerato dalla critica mondiale

Introduzione di Matteo Pazzi. 
Analisi e letture di Alberto Amorelli, Andrea Moretti, Linda Morini, Elisa Orlandini, Sara Suzzi e Sabina Zanquoghi
La Compagnia del libro, fedele alla  missione volta alla promozione alla lettura, apre la nuova stagione di incontri affrontando la produzione letteraria di un famoso romanziere statunitense: Philip Roth, eterno candidato al Nobel. I suoi romanzi tendono a essere autobiografici attraverso la creazione di alter-ego (il più famoso dei quali è Nathan Zuckerman) oppure di personaggi che si chiamano Philip Roth ma non sono lui (come in Operazione Shylock). Il suo mondo letterario è riconducibile alla periferia a ovest di New York, soprattutto a Newark. Autore complesso, contraddittorio, feroce indagatore dell’inconscio e delle idiosincrasie della società americana, tutti elementi che hanno fatto di Roth un autore “scomodo”.
La Compagnia del libro cercherà di fornire un quadro generale alla sua vasta opera (oltre 23 romanzi, 3 libri di memorie, 3 libri di saggi, numerose raccolte di racconti) attraverso il commento di alcuni testi maggiormente rappresentativi.
In collaborazione con l’Associazione Culturale il Gruppo del Tasso di Ferrara

Eventi Giovedì 15 Settembre ore 17

LETTURE FURIOSE

Slow Reading. Leggere con lentezza nell’epoca della fretta. Letture approfondite dai classici ai giorni nostri

Introduce e coordina Francesca Mariotti, presidente Associazione Culturale “Olimpia Morata” di Ferrara
Con Slow Reading riprendono le occasioni di incontro, puntuali e mensili, di autori e lettori. Le “Letture furiose” recitate da amici attori e fini dicitori, proseguono fino alla fine dell’anno.
Sulla ribalta sono le gesta di Orlando, la sua pazzia per amore di Angelica, le storie di armi e magia, gli amori, le vendette e le storie fantastiche di maghi, cavalli alati, anelli magici fino al viaggio sulla Luna….suggestioni e storie che hanno incantato il mondo dal 1516 ad oggi. Cinquecento anni di un’opera che ha segnato la Storia della Letteratura con un successo diffuso e popolare da vero bestseller dell’editoria.
Ogni incontro è arricchito da intermezzi musicali o immagini, per un coinvolgimento totale.
A cura dell’Associazione Culturale ”Olimpia Morata” di Ferrara

Conferenze e Convegni Venerdì 16 Settembre ore 17

SOLIDARIETÀ

Per il ciclo “LE PAROLE DELLA DEMOCRAZIA”

Conferenza di Gaetano Sateriale
Introduce Davide Nanni
“Solidarietà” è parola recente. Non esiste nei vocabolari di latino, non appare nella Commedia, non la usa Machiavelli, e nemmeno Rousseau nel Contratto Sociale. Non è contenuta nel Manifesto del Partito Comunista: “Proletari di tutti i paesi unitevi”, ma ognuno pensi per sé, verrebbe di dire.
Anche l’etimo dei termini “solidale, solidario, solidarietà” sorprende per l’assenza di riferimenti etici e sociali. Si tratta solo, in origine (qui sì, fin dal diritto latino) dell’obbligo di pagare somme intere, “solidum”, e di pagarle tutti: più a garanzia del creditore, sembra di capire, che non per afflato spontaneo dei debitori. Eppure se cerchiamo il termine in google, ci compaiono centinaia di immagini di mani che si stringono e di cuori (a volte cuori a forma di mani unite fra loro) e “solidarietà” è scritto due volte nella nostra Costituzione, indicandone insieme un diritto dei singoli e un obbligo della Repubblica. Chi e cosa hanno portato la parola solidarietà, da freddo termine giuridico, a divenire così piena di senso etico collettivo da poter essere identificata come fondante delle grandi organizzazioni sociali del XX secolo e persino collocata, ancora oggi, a confine discriminante tra “destra” e “sinistra” politica? È un viaggio intenso e affascinante che proveremo ad abbozzare insieme.
A cura di Istituto Gramsci di Ferrara e Istituto di Storia Contemporanea di Ferrara

Conferenze e Convegni Sabato 17 Settembre ore 10,30

ARIOSTO POP: DAL FANTASTICO AL FANTASY

In occasione dei Cinquecento anni dalla pubblicazione della prima edizione dell’Orlando furioso, il Gruppo del Tasso di Ferrara propone un importante convegno internazionale dedicato al capolavoro ariostesco e ai suoi influssi nella letteratura contemporanea, in particolare nel romanzo fantastico e nel genere fantasy. Nella prima delle tre sessioni nelle quali è suddiviso il convegno si racconterà l’evoluzione dei personaggi femminili e delle eroine in rapporto alla società del tempo, attraverso l’analisi di alcuni esempi letterari, usciti dalla penna di autori contemporanei.
La prima sessione, in Biblioteca Ariostea, propone due conferenze di grande interesse:
Silvana De Mari
LE EROINE GUERRIERE: DA BRADAMANTE AD HANIA
Silvana De Mari vive a Torino, è specializzata in chirurgia generale e in psicologia cognitiva, ha praticato la professione di chirurgo in Italia e in Africa e attualmente si occupa di psicoterapia. Si autodefinisce “un medico che scrive”. Le sue sono opere fantasy di straordinario successo internazionale, vincitrici di importanti riconoscimenti tra i quali il Premio Andersen e, con L’ultimo orco, il premio IBBY International Boud Books Young People 2005 e Le prix Sorciere nel 2009.
Thomas R. P. Mielke e Astrid Ann Jabusch
LE DONNE DI ARIOSTO
Thomas R.P. Mielke, vive a Berlino. Scrittore di Bestseller storici e fantascienza, come Gilgamesh, Attila, Quintlius Varus, Carlo Magno e il grande romanzo sui Papi di Avignon. Nel 2016 ha trascritto L’Orlando furioso in forma di romanzo in lingua tedesca, opera che gli è valsa il Deutscher Fantasy Preis. Mielke è stato ospite d’onore al SF-Worldcongress in Cina, a Londra, all’Eurocon di Trieste, a Fuggi e all’Italcon di Fanano. I suoi libri, con i quali ha vinto numerosi premi letterari, sono stati tradotti in varie lingue ed è stato invitato a presentarli in molti Paesi, fra i quali Russia, Siria, Polonia, Turchia. Info: www.trpm.de. Astrid Ann Jabusch vive a Berlino, ingegnere, editore, scrittrice e co-autrice dell’Orlando furioso in collaborazione con Thomas R.P. Mielke. Premiata per le sue Shortstory e per l’Orlando furioso.
I lavori del convegno proseguiranno nel pomeriggio a Palazzo della Racchetta, dove si affronterà il tema dell’evoluzione delle creature magiche con lo scrittore fantasy Demetrio Battaglia, creatore della serie “I taccuini del ginepro”. Nello stesso palazzo, per tutta la giornata, sarà inoltre visitabile una mostra a tema realizzata con i mattoncini Lego.
La serata, infine, vedrà protagonista alla Sala Estense di Ferrara il celebre scrittore bolognese Stefano Benni, il quale racconterà la sua passione per il Furioso di Ludovico Ariosto.
A cura dell’Associazione Culturale Il Gruppo del Tasso di Ferrara
Con il patrocinio del Comitato Nazionale V Centenario dell’Orlando furioso – Mibact

Conferenze e Convegni Lunedì 19 Settembre ore 17

IL NUOVO REATO DI OMICIDIO STRADALE

Luci ed ombre di una riforma annunciata

Ne parla GUIDO CASAROLI 
Un incontro nel quale il professor Casaroli, docente alla Facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Ferrara, intende analizzare gli elementi caratteristici della nuova fattispecie di reato, evidenziandone gli aspetti positivi e le notevoli criticità; nonché la sua valenza simbolica.
A cura dell’Accademia delle Scienze di Ferrara
L’Accademia delle Scienze di Ferrara è la più antica associazione culturale ferrarese, fondata nel 1823, insignita nell’anno 1847 di decorazione accademica dal Sovrano Pontefice Pio IX, eretta in ente morale con decreto reale del 19 settembre 1935, ha per scopo l’incremento delle scienze.

Eventi Martedì 20 Settembre ore 17

DISUGUAGLIANZE

Quante sono, come combatterle

Di MAURIZIO FRANZINI e MARIO PIANTA
Interviene Maurizio Franzini, Università La Sapienza di Roma
Introduce Giuliano Guietti
L’1% più ricco del mondo ha una ricchezza all’incirca pari a quella di tutti gli altri esseri umani. In Occidente i redditi dei ‘supermanager’ corrono, i salari crollano, la povertà è in aumento: fatti documentati e ben conosciuti, ma come e perché si è arrivati a queste disuguaglianze record?
Le cause fondamentali sono quattro: il maggior potere del capitale sul lavoro, con profitti e rendite finanziarie che schiacciano i salari; l’emergere di un ‘capitalismo oligarchico’, con un ruolo chiave di pochi super-ricchi e della trasmissione ereditaria della ricchezza; l’individualizzazione delle condizioni economiche, che accresce le disparità tra lavoratori qualificati e non, stabili e precari, uomini e donne, cittadini e immigrati; infine, la principale, ovvero una politica, che ha lasciato fare al mercato e rinunciato a redistribuire reddito e ricchezza.Questi processi hanno cambiato il modo in cui funziona l’economia e opera la politica, rendendoci sempre più disuguali. Non si tratta però di una strada obbligata: possiamo ancora cambiare passo.
A cura di Istituto Gramsci di Ferrara e Istituto di Storia Contemporanea di Ferrara, in collaborazione con SPI CGIL Ferrara.

Invito alla lettura Mercoledì 21 Settembre ore 17

COME IL DOLCE SOFFIO DI UN VENTAGLIO

(Edizioni Nuovecarte, 2016)

Di LUCIANO MONTANARI
Introduce l’editrice Silvia Casotti
Dialoga con l’Autore Carla Baroni
Letture a cura di Patrizia Fiorini
Nella Francia dei piccoli borghi, delle campagne, dei centri minori – quella così amata e ben conosciuta dall’autore – si ambienta il romanzo di Luciano Montanari, che riprende e prosegue il precedente Diventare ottobre. Dopo alcuni anni di lontananza, si incrociano di nuovo le vite di Gérard e Nicole, e si intrecciano con le vicende di altri personaggi: l’amico di vecchia data, Robert, Catherine, il saggio benedettino Henri, dell’abbazia di Loc-Dieu. Fra timori, esitazioni, sentimenti repressi e focose passioni, ancora una volta è il romanticismo delicato di Montanari il vero protagonista.
Luciano Montanari, ferrarese, esordisce in campo letterario nel 2003 e prosegue l’esperienza fino al recente Diventare Ottobre, in cui prendono l’avvio le vicende dei protagonisti che ritroviamo in questo suo ultimo romanzo. Si è misurato anche con la scrittura in lingua francese e con la poesia e il teatro dialettali e ha curato (con Marco Chiarini) un’antologia di autori dialettali ferraresi. Per il teatro ha scritto anche in lingua italiana, mentre la sua passione per la musica lo ha fatto approdare alla stesura di versi per arie da camera e di un atto unico per una composizione lirica. Collabora con “L’Ippogrifo” e “La voce di Ferrara e Comacchio”.

Eventi Giovedì 22 Settembre ore 17

LA GIARINA: I CARAIBI DEI FERRARESI E ALTRI RACCONTI

Una Famiglia. Tre generazioni. Quattro scrittrici (Faust Edizioni, 2016)

Di LETIZIA PARAMUCCHI, ROSANNA BONSETTI,
CARLA BONSETTI, MARIA GIOVANNA BONSETTI

Dialoga con Maria Giovanna Bonsetti (curatrice dell’opera), Paolo Maietti, (autore della prefazione)
Sarà presente l’editore Fausto Bassini
Una famiglia tutta ferrarese. Quattro scrittrici rappresentative di tre generazioni.
“Le autrici delle generazioni passate – la nonna Letizia, la zia Rosanna e la zia Carla – sono nate e vissute a Ferrara; anch’io ci sono nata, e ci vivo tuttora. La città si respira in quasi tutti i racconti: nella sua veste passata e in quella recente. Che sia il bombardamento del ‘43 o il ricordo di Gigetto; che sia il rintocco della campana della chiesetta di Sant’Antonio in Polesine[…] che sia la nostra casa di Giovecca con il suo grande giardino, o il Castello uscito indenne dalle guerre; che siano il palazzo Ronchegalli-Rondinelli, sede delle scuole delle suore in piazza Ariostea, o il cinema Boldini.” (dall’Introduzione di M. G. Bonsetti)
Maria Giovanna Bonsetti ha studiato Lingue e letterature straniere a Ca’ Foscari Venezia, si è diplomata alla University of Cambridge. Ha insegnato inglese negli istituti superiori e alla Scuola Infermieri di Ferrara. Sue indagini e contributi sono apparsi nelle pubblicazioni Dopo il diploma (1994), Continuità educativa e didattica (1997) e Una scuola nello specchio dell’esame (2001).Ha curato una traduzione, ancora inedita, di The story of Ferrara di Ella Noyes.

Eventi Venerdì 23 Settembre ore 17

GIULIO COSTA legge “IL SOLDATO” di CARLO CASSOLA

nell’ambito della Biblioteca itinerante di letteratura, a cura di Ferrara Off

Nell’anno del centenario della nascita di Giorgio Bassani, Ferrara Off celebra lo scrittore attraverso un percorso di letture e incontri di approfondimento dedicato alla sua attività di redattore capo per la rivista “Botteghe Oscure” e di editore per la casa editrice Feltrinelli. Bassani era solito dire che sarebbe diventato famoso più per aver pubblicato Il Gattopardo che per i suoi scritti. Per fortuna la sua previsione non si è avverata ma senz’altro, con la sua attività di editore, ha contribuito alla costruzione di un clima culturale fecondo, grazie alla diffusione di molti autori, tra i quali Giuseppe Tomasi di Lampedusa, Karen Blixen, Marguerite Yourcenar, Enzo Siciliano, Alberto Arbasino, Jorge Luis Borges, Carlo Cassola. La collana curata da Giorgio Bassani per Feltrinelli si chiamava Biblioteca di letteratura: renderla itinerante significa seguire gli int enti del celebre autore ferrarese e – pensando al suo impegno per Italia Nostra -, mostrare come l’azione di un intellettuale non rimanga chiusa dentro il perimetro di uno scrittoio (o le pagine di un libro), ma incida in maniera profonda all’interno della società
Ideazione, ricerca bibliografica e selezione dei testi Giulio Costa, Margherita Mauro, Monica Pavani, Chiara Tarabotti . Organizzazione Martina Bonora e Marco Sgarbi
Produzione Ferrara Off

Invito alla lettura Lunedì 26 Settembre ore 17

MAI PIÙ COME TI HO VISTO

Raccontare il mestiere di traduttore (Edizioni Einaudi, 2015)

Di MASSIMO BOCCHIOLA 
Dialogano con l’autore Matteo Galli e
Andrea Gatti dell’Università di Ferrara
Massimo Bocchiola è filologo romanzo e docente presso l’Università di Pavia, traduttore di opere letterarie e autore egli stesso di opere di poesia e narrativa. In questo libro, un po’ saggio e un po’ romanzo, racconta il suo mestiere di traduttore, di chi insegue per centinaia, migliaia di pagine le parole degli altri, senza mai davvero raggiungerle. E riflette sul legame fra la traduzione e il tempo. Restituire un testo in un’altra lingua significa far rivivere il passato, modificarlo, rendere la sua eco infinita, e quindi in qualche modo superare il limite, sconfiggere la morte.
A cura dell’Associazione Culturale Amici della Biblioteca Ariostea

Invito alla lettura Martedì 27 Settembre ore 17

SRI AUROBINDO: SAVITRI

La scoperta dell’anima e la vittoria sulla morte (Edizioni La Lepre, 2016)

DI PAOLA DE PAOLIS
Introduce e coordina Marcello Girone
L’autrice presenta questo suo libro appena uscito che contiene, fra l’altro, il testo del copione dell’omonima riduzione teatrale di “Savitri”, il capolavoro poetico Sri Aurobindo, rappresentata all’Auditorium di Roma nel 2007 con la regia di A. Marfella.
Paola De Paolis, poeta e saggista, già ricercatrice di Letterature Comparate all’Università di Roma, dove pubblicò alcuni saggi sull’influenza degli autori classici latini e greci nelle opere di Sri Aurobindo, aurovilliana dal 1988, ha tradotto i capolavori di Sri Aurobindo: “Savitri” (2 voll., ed. Mediterranee), “La Vita Divina” (2 voll., ed. Mediterranee), “Lettere sullo Yoga” (6 voll., ed. Arka); ed anche “Eckhart Tolle e Sri Aurobindo” – Due punti di vista sull’illuminazione”, di A. S. Dalal (ed. La Lepre), e “Uno – Sperimentare l’Unità con Tutto Ciò che E’”, di Rasha (ed. Stazione Celeste).

Eventi Mercoledì 28 Settembre ore 17

COME LAVORAVA ARIOSTO

GLI ABBOZZI E LE CARTE AUTOGRAFE PER IL FURIOSO DEL 1532

Conferenza di Valentina Gritti, Università degli Studi di Ferrara
Introduce Mirna Bonazza, Responsabile Conservatrice Manoscritti e Rari della Biblioteca Comunale Ariostea di Ferrara
Valentina Gritti, filologa, già editrice della Cassaria in versi, e studiosa dei Cinque canti, ci accompagnerà a scrutare nello scrittoio di Ludovico Ariosto per mostrarci come nasce la sua poesia e si stende sulla pagina per diventare l’armoniosa ottava che tutti noi conosciamo. Vedremo i versi nel loro farsi e scaturire dalla penna stessa del poeta, scruteremo sulle carte autografe le varianti dell’Orlando furioso e ne ripercorreremo la strada dalla creazione alla loro forma più perfetta.
In occasione dei Cinquecento anni dalla pubblicazione della edizione dell’Orlando furioso
Con il patrocinio del Comitato Nazionale V Centenario dell’Orlando furioso – Mibact

Eventi Giovedì 29 Settembre ore 17

Cronache del tecno-Medioevo

Nell’ambito del ciclo di iniziative IL PRESENTE REMOTO promosso dal Centro Etnografico Ferrarese e curato da Roberto Roda

MARCELLO PECCHIOLI (a cura di)
Intervengono Marcello Pecchioli e Fabio Lugano
Introduce Roberto Roda
Si tratta di una ricca raccolta di saggi firmati in parte da autori stranieri e in parte da autori italiani, (molti i nomi di levatura internazionale), dedicati ad alcuni argomenti scottanti della ricerca contemporanea. Il volume offre una serie di saggi che raccontano un’altra storia del Medio-Evo e pure dei continui revival neomedievali di cui si nutre il nostro attuale immaginario multimediale.
Il libro prova a squarciare il velo che nasconde scrigni preziosi di conoscenza e saperi antichi, che oggi stentiamo a riconoscere ma che, con ogni probabilità, possono essere percepiti come responsabili, anche, del nostro Rinascimento e dell’avvento del Pensiero scientifico, di cui siamo eredi. Questo disvelamento del sapere pre-scientifico del Medio-Evo, dall’Ars Combinatoria di Lullo alla Mnemotecnica, utilizzata dai Padri della Chiesa, dai codici procedurali della letteratura cortese, al copyleft degli artisti medio-evali, ecc. ci porta a considerare i famosi secoli bui, come nuovi orizzonti, ancora tutti da esplorare.
II libro curato dal filosofo e critico multimediale Marcello Pecchioli ha visto anche la collaborazione del Centro Etnografico Ferrarese.
Raccoglie saggi di Fernanda Moneta, Marcello Pecchioli, Philippe Bonnin, A. Liotta,  Carmen Dal Monte, Stefania De Salvador, Marco Maria Sambo, Mario Gerosa, Fabio Fornasari, Francesco Galluzzi, Andrea Scotti, Caterina Virdis Limentani, Riccardo Manzotti, Isabella Falbo, Livio Billo, Cristian Posocco e Yupa, Roberto Roda, Roberta Peveri, Franco Torriani, Riccardo Notte, Alessandro Cappabianca.

Conferenze e Convegni Venerdì 30 Settembre ore 17

Dignità

Per il ciclo “Le Parole della Democrazia” a cura dell’Istituto Gramsci di Ferrara e Istituto di Storia Contemporanea di Ferrara

NE PARLANO GIULIANO SANSONETTI E PAOLO VERONESI
Il termine “dignità”, unito a quello di “persona” compendia in una parola il particolare valore che si riconosce alla vita umana. Tale valore si è imposto sul piano etico e giuridico dopo un lungo cammino che, dal mondo greco-cristiano, ha trovato piena espressione nell’epoca moderna prima (De hominis dignitate di Pico della Mirandola), nell’Illuminismo poi con i diritti dell’uomo. Filosoficamente esso ha il suo fulcro nel concetto kantiano di “autonomia morale”. Sul piano del diritto può essere tuttavia assai difficile definirne il significato in concreto. Nel dialogo si proporrà dunque – utilizzando il dato costituzionale – una particolare definizione di tale valore, illustrando com’essa può incidere e reindirizzare l’applicazione quotidiana delle norme vigenti.
Giuliano Sansonetti, già professore di Filosofia morale all’Università di Ferrara, è studioso di fenomenologia ed ermeneutica contemporanee. Al centro dei suoi studi, pensatori come H.G. Gadamer, E. Levinas, M. Henry.
Paolo Veronesi è Professore di Diritto costituzionale presso l’Università di Ferrara. E’ autore di monografie, di curatele e di numerosi articoli sulle principali riviste di diritto pubblico e costituzionale. Dal 1995 è il Responsabile della redazione di “Studium Iuris”, rivista dedicata alla formazione permanente del giurista. Fa parte del Comitato scientifico del Forum sul BioDiritto dell’Università di Trento e delle redazioni delle riviste on-line “BioLaw Journal – Rivista di biodiritto” e “Genius – Rivista di studi giuridici sull’orientamento sessuale e la parità di genere”. Ha collaborato alla stesura del “Trattato di Biodiritto”, curato da Stefano Rodotà e Paolo Zatti.
A cura dell’Istituto Gramsci di Ferrara e Istituto di Storia Contemporanea di Ferrara

 

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