Corrado Zunino Maxi concorso per assumere 12 mila insegnanti nelle scuole: è battaglia. Si scontrano i neolaureati che non vorrebbero vedersi sbarrata la strada da chi il concorso l’ha vinto, magari nel lontano 1999, e da allora sta aspettando la cattedra. Il ministro per l’Istruzione, Profumo, parla di una quota 50 per cento destinata a ciascuno dei due contendenti. Il bando è in arrivo ma sono pronti già i ricorsi. Il concorsone per insegnanti di scuola è quasi pronto. Fra 27 giorni, il 24 settembre, dovrà essere reso pubblico il bando che annuncia e organizza il più grande concorso pubblico dell’era moderna: 11.892 posti disponibili per i migliori post-laureati, a cui si dovranno aggiungere gli altrettanti (intorno ai dodicimila) che entreranno in classe attraverso le graduatorie a esaurimento. Dopo il setaccio degli ultimi due anni, le graduatorie contengono ancora 163 mila aspiranti maestri e professori che hanno vinto il concorso del 1999 (l’ultimo celebrato) e addirittura del 1990. Molti di loro sono over 50 passati da una supplenza all’altra senza mai entrare in ruolo. La scuola assumerà cinquanta per cento e cinquanta per cento, dice il ministro Francesco Profumo dal dicembre 2011, da quando rivelò a Repubblicala sua volontà di riaprire un tabù contemporaneo: il concorso pubblico. Così vuole portare forze giovani alla scuola (lo sta facendo Hollande in Francia). Per il concorsone scolastico si attendono fra i 160 mila e i 200 mila candidati: diventerà insegnante, nel 2013-2014, uno ogni venti. Molti “concorrenti” arriveranno dalle stesse graduatorie a esaurimento: saranno quelli lontani dalla parte alta della classifica, i “precari” che non vogliono aspettare oltre e proveranno la nuova sfida (se perderanno, nessuno li scalzerà dalle graduatorie). Le forze nuove, i post-laureati compresi fra i 27 e i 35 anni, sono calcolabili in 50-60 mila: 30 mila “laureati abilitati” fuori da ogni graduatoria più i 21 mila “aventi diritto a una cattedra” grazie ai Tirocini formativi attivi. Ecco 50-60 mila aspiranti young teachers che, per volontà di Profumo, andranno a misurarsi in tre prove con i 110-140 mila precari storici per acchiappare uno degli 11.892 posti a disposizione nella prossima stagione. Per provare a esemplificare, parteciperà al concorso chi è già abilitato all’insegnamento. Per quanto riguarda la scuola superiore, saranno gli studenti che si sono laureati entro il 2002-2003 (corsi di laurea quinquennali), un anno prima (per la laurea di 4 an- ni) e un anno dopo (laurea di 6 anni). I precari che hanno vinto concorsi di Stato e non sono rientrati nel “fabbisogno annuale” della scuola (21 mila docenti a stagione seguendo le stime di quest’anno) hanno denunciato dal primo momento la lesione di un diritto: i 24 mila posti a disposizione a settembre 2013 dovrebbero essere tutti riservati a chi ha già le carte in regola (un concorso vinto, una classifica che lo certifica). I precari sono organizzati, quelli delle “Gae” su Facebook hanno svariate presenze, inviano mail a ripetizione ai giornali, sono sostenuti dai sindacati e dai dirigenti del Pd, secondo i quali il precariato della scuola vale 400 mila voti. Ma il ministro Profumo nel suo breve mandato sta chiedendo alla scuola e all’università di tornare a essere il centro del Paese, chiede a una nuova classe di insegnanti trentenni di accompagnare la cultura 2.0 dentro le aule, trovare un linguaggio che freni una dispersione scolastica tornata a livelli preoccupanti. L’attesa per il concorso “50 e 50″ si registra all’Ufficio relazioni con il pubblico del ministero dell’Istruzione: 160 persone al giorno chiedono lumi sulla prova. Il test di selezione è previsto a inizio dicembre: quiz con risposte “a caselle” (secretate con il sistema del plico informatico sperimentato con la Maturità). Ogni candidato risponderà al computer. Saranno prove europee: meno cultura generale, più attenzione al ragionamento logico- deduttivo. Chi supererà il test, uno su tre seguendo l’ultimo esempio del concorso per presidi, a gennaio affronterà lo scritto disciplinare (chi concorre per un posto da insegnante di francese alle medie farà una traduzione, chi per un ruolo da matematico a un professionale svolgerà un teorema). In primavera il nuovo orale: un’ora di lezione agli studenti per verificarne l’abilità didattica. «Dobbiamo costruire insegnanti che sappiano comunicare con i ragazzi», dice Profumo, «che conoscano le lingue e l’informatica». Ci sarà più bisogno di docenti al Nord e in Sardegna che al Sud, di insegnanti alle medie (3.801) che alle superiori (2.887). «Il concorso sarà replicato la prossima primavera e ripetuto ogni due anni», ricorda il sottosegretario Marco Rossi Doria, «oggi stiamo scegliendo maestri e professori dei prossimi trent’anni».

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